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Araldica e stemmi
 
 
Clicca sull'immagine per ingrandireLo Stemma dovrebbe essere uno Scudo Sannitico, diviso in fascia d'argento caricata in tre stelle d'oro a cinque punte, recante in capo l'occhio della Trinità e il destrochiero con il manoppio di frumento in punta. L'arma è racchiusa dai rami di alloro e quercia sormontata dalla corona: simboli di comune della Repubblica.
 

 

Clicca sull'immagine per ingrandireLo Stemma ha la forma di uno Scudo femminile ovato: fu in auge sotto l'era fascista e nel 1838 ne fu realizzato il gonfalone con la scritta sottostante: AJELLI.Lo stemma assembla elementi caratteristici, al primo sigilli del quale riprende il triangolo con l'occhio della Divinità simbolo della Trinità, titolo antico della parrocchiale, posto nella parte superiore. E' da notare che la chiesa del luogo aveva come sigillo lo stesso triangolo con l'occhio all'interno.
 
L'ovoide è diviso centralmente da una fascia argentata recante tre stelle dorate; anch'esse simbolizzano terre fertili e abbondanza delle messi. La ricchezza è ribadita dalla corona che circonda l'ellisse ricca di fogliame e frutta, sormontata da una corona di comune. Il fondo è d'azzurro e le spighe sono inserite in fiocchi a campana.
 

 
Clicca sull'immagine per ingrandireLo Stemma, reperto proveniente sicuramente dall'antica sede comunale è in deposito nel municipio attuale, nella cui sommità si trova pure una campana fusa nel lontano 1656, in occasione della ferale peste che distrusse metà della popolazione marsicana, dall'Università di Aielli.
 
Lo stemma è di forma ancile; è accartocciato e di stile barocco, purtroppo senza data ma cronologicamente e artisticamente settecentesco e riporta a bassorilievo un destrochiero tenente in mano la parte superiore di un manoppio di spighe di grano. Il sigillo è di derivazione laica, anche se è connesso al rito propiziatorio in chiesa di spargere grano in segno di abbondanza dei raccolti e il tutto è da ricondurre all'origine del nome di Aielli come piccola aia per la lavorazione del grano. Lo stemma quindi, rappresenta la classica figura parlante dell'attività agricola e del luogo dove si svolgeva.
 

 
Clicca sull'immagine per ingrandireLo stemma di aielli è di forma ellittica e riproduce, al suo interno una Madonna, seduta in trono con il Bambin Gesù in piedi tra le ginocchia. Sulla testa della Vergine è posto un triangolo simbolo della tinità alla cui sommità si trova lo spirito del Santo sotto forma di colomba; intorno al sigillo, dopo ricchi fregi e due stelle: la legenda: Universitas Agelli.
 
Lo storico di Pietro ci da la chiave di lettura della nascente comunità cittadina che otteneva il tiolo ad autogovernarsi dietro esborso di denaro al legittimo feudatario, le Unoversità intese come associazioni di citttadini, nel loro processo di autonomie locali, spesso si appoggiavano alle comunità religiose e inserivano nel blasone elementi significativi e peculiari individuali che potevano essere laici e religiosi. In aielli prevale, come di norma quello religioso in quanto si raffigura la Trinità, titolo del centro di Aielli vecchio di iuspatronato del potente feudatario di Celano e la Madonna detta della Pace, venerata nel centro di Bovezzo confluito con altri nelsito di aielli nel XII secolo, sotto la cui protezione si era arrivati all'accordo di unificazione. E nel 1898 i deputati al suo restauro Emidio Di Pietro e Antonio Macerola la riconducavano dalla parrocchiale alla chiesa di San Rocco.
 
Lo statuto cittadino prevedeva al suo vertice due massari sindaci e un presidente dell'Arengo detto camerlengo che in un documento del 1600 circa è Filippo Mancini. Lo stemma presente nei documenti storici "Corrobora" gli atti del sindaco Giuseppe Letta già dal 1662, quando il vice conte Celanese G. Loreto Tomassetti Maceroni? Marchese di navelli, concede il beneficio della Madonna del Rosario al sacerdote costanzo Macerola di Aielli. Nel 1746 sono sindaci Giovanni Del Pinto e Luca Angeloni che perorano per il sacerdozio dii Antonio Polla. Per lo stesso motivo nel 1750, por sacerdozio di Simpliocio Rico perorano il Vescovo I, due sindaci Berardo di Pietro e Giò battista Coletta, cancelliere del Gallis.
 
Nel 1769 sono sindaci Innocenzo Testore e Berardino Angelitti che certificano i benefici della Parrochhia locale che sono dedicati a S. cristina, S. Martino, s. Pietro del Monte. Nel 1780 Bartolomeo Angelitti e Rocco Procario. Nel 1784 sono sindaci Giò Francesco del Pinto e Giuseppe Letta, cancelliere Prospero Berardi, l'anno successivo Antonio Maccallini e patrizio letta i quali certificano che l'esattore di Aielli Antonio di natale ha riscosso le tasse regie e baronali da Anselmo D'Amore di Cerchio per conto del convento di S.M. Corbarola possidente nel catasto di aielli. nel 1788 Francesco Angelone e Francesco Coletti. Nel 1790 Giacomo e Giò Nicola Angeloni. Nel 1793 Pasquale Maccallini e Francesco di Pietro. Nel 1801 sdono sindaci Francesco del Cecato e Vincenzo di Pietro. Ultimi sindaci a coppia, nel 1806 sono Baldassarre Maccallini e Fredinando Petracca. Nel 1812 è sindaco decurionale, dopo la riforma napoleonica, Baldassarre Maccallini.
 
 
 
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