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Cèle
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore


Risalendo dall’imbocco delle Gole verso la strada vicinale che porta ad Aielli Alto, dopo aver superato una bella massaria fortificata medievale probabilmente appartenuta ai monaci Celestini di Celano, si notano sulle balze rocciose di Secine le aperture rettangle di sette tombe rupestri di tarda età repubblicana e prima età imperiale romana: la prima tomba, in parte interrata, si trova nelle vicinanze della masseria, le altre più in alto sotto il gradone roccioso del piccolo pianoro di “Cèle”. 
 
Si tratta di camere sepolcrali a soffitto piatto o leggermente arcuato ricavate nella locale roccia calcarea con unici o doppi gradoni atti alle deposizioni interne e con chiusure di due tipi: il primo, documentato anche in tombe di Venere, Casali d’Aschi, Lecce dei Marsi ed Ortucchio, presentano una porta in pietra ad un solo battente incardinata su un lato da protuberanze di pietra inserite su incavi praticati in basso ed in alto su un fianco dell’apertura; la seconda, con la lastra di chiusura fatta scendere dall’alto “a saracinesca” (cataracta) su due binari ricavati ai lati dell’apertura. 
 
Da una tomba di a fossa di questa necropoli viene la stele-porta di [An]nia (mulieris) l(iberta). Dai rinvenimenti e dalle iscrizioni presenti nelle atre tombe fucensi, si possono datare queste tombe rupestri al I secolo a.C.(Grossi 1988, 124 nota 44). Altre due tombe rupestri con chiusura su cardini e ricavate su grandi massi eratici, sono presenti lungo il Rio di Aielli nelle località “Cannelle” e “Vicciole”: quella di “Cannelle” presenta in alto apprestamenti, sedili e canalette ricavate nella roccia, legati ai riti funebri dei parentalia (Grossi 1985, 10 nota 5 bis; Grossi 1991, 210).
 
Sul pianoro sovrastante la necropoli di “Cèle” sono ancora evidenti i resti di un vicus italico-romano di Caelum o Caelanum, un villaggio marso sorto nel III secolo a.C. e con continuità abitativa fino al termine del mondo e con tracce di freguentazione altomedievale almeno fino al IX secolo d.C. data la presenza di ceramica di questo arco cronologico (acroma italica, vernice nera, sigillata italica ed africana, pareti sottili, a pettine, invetriata, ecc.): sul terreno sono numerosi i frammenti fittili relativi a tegolame antico e medievale, a grossi dolia ed anfore, ed anche resti di macine in trachite vulcanica (in particolare un grosso catilus); il rinvenimento di un bronzetto di Ercole testimonia l’esistenza di un’area cultuale interna al vicus. 
 
Delle murature rimangono lacerti di opera poligonale, incerta, cementizia e mista di mattoni e pietre, oltre alla presenza di resti pavimentali di opus signinum e spigatum. Il villaggio si estendeva anche nella località “Reniccia” lungo una antica strada che metteva in comunicazione il villaggio con l’ocre di Monte Secine e la “Via romana” che sovrasta le Gole di Aielli-Celano (Grossi 1991, 210; Grossi 1998, 103).

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